La leggenda di Steinway & Sons

“C’era una volta un giovanissimo costruttore di nome Heinrich, che nel piccolo paesino di Wolfshagen im Harz dava libero sfogo alle sue eccezionali capacità e fantasie costruttive, nella sua piccola casina e con i pochi mezzi di cui disponeva. Pur essendo un giovane molto povero e per giunta orfano di entrambi i genitori, era molto ambizioso e coltivava un sogno: voleva realizzare il pianoforte più bello del reame…”

Ebbene questo potrebbe sembrare l’inizio di una fiaba dei fratelli Grimm, ma in realtà è il principio della vera storia del più famoso costruttore di pianoforti, secondo solo all’inventore dello strumento Bartolomeo Cristofori. Perché si sa, dietro una straordinaria invenzione, c’è sempre una grande storia da raccontare.

Il giovanissimo Heinrich Steinweg, con una forte passione musicale sotto un braccio, una grande ostinazione sotto l’altro, e tanto coraggio e passione nello zaino, decise quindi di perseguire questo suo impervio cammino senza mai voltarsi indietro.

Finalmente nel 1836 ottenne dei primi risultati, e realizzò quello strumento divenuto famoso con il nome di “pianoforte da cucina”, il suo primo pianoforte a coda realizzato nella cucina, appunto, della sua casa, dono di nozze per la sua fidanzata. Già in questo esemplare comparvero pionieristiche e numerosissime innovazioni, come la costruzione dell’angolo della cassa armonica da un unico pezzo. Prima tappa indiscutibile, quindi, di uno dei momenti più importanti della vita del costruttore, che si rese conto di quanto quel sogno così lontano da principio fosse ormai a portata di mano e che di lì a poco sarebbe definitivamente divenuto una realtà concreta. Nel 1850 aveva già messo sul mercato quasi 500 strumenti nella sola Germania, ma si rese conto che il suo sogno era desideroso di solcare oceani ben più lontani, di librarsi ancora più in alto nel cielo, così decise di partire alla volta del Nuovo Mondo per perfezionare le sue creazioni e assecondare le sue ambizioni.

Il ‘pianista sull’oceano’ infine sbarcò in America, e da quel momento la sua ascesa fu inarrestabile. Decise convenientemente di cambiare il suo cognome in “Steinway” e pose le basi per il suo impero a New York, dove fondò nel 1853 la fabbrica di pianoforti americana “Steinway & Sons”.

Il primo pianoforte prodotto in America, il numero 483, fu venduto al prezzo di 500 dollari americani e attualmente è esposto al Metropolitan Museum of Art accanto al fortepiano del 1720 realizzato da Bartolomeo Cristofori.

Professionalità, competenza, affidabilità, passione ma anche grande capacità inventiva: dietro tutti gli Steinway, si sono da sempre celati grandiosi pionieri. Nei primi quarant’anni di attività con i suoi 128 brevetti totali, l’azienda familiare sviluppò il pianoforte moderno, più precisamente la moderna costruzione di pianoforti. La maggior parte dei brevetti fu realizzata per merito di uno dei figli, C. F. Theodore Steinway, l’unico che decise di non seguire il padre in America per portare avanti l’azienda in Germania. Costui raggiunse la famiglia oltreoceano solo nel 1865, dopo la morte di due dei suoi fratelli, e da quel momento si occupò di realizzazioni pionieristiche nella costruzione degli strumenti. Così, pezzo dopo pezzo, nacque il pianoforte a coda con il design, il suono, la durevolezza e la perfezione che conosciamo e apprezziamo oggi.

Solo un anno prima, nel 1864, William Steinway, genio del marketing dell’azienda, realizzò una delle sue formidabili idee fondando a New York la “Steinway Hall”, una sala da concerto capace di accogliere 2.000 ospiti, e invitò i più famosi artisti del tempo a suonarvici organizzando inoltre per loro tournée, anche per accrescere la fama dei propri strumenti. Rimase nella storia l’esperienza di Anton Rubinstein, che si esibì in 215 concerti in 239 giorni agli inizi degli anni ’70: un’esperienza estenuante per il pianista ma un’occasione per migliaia di americani di incontrare per la prima volta il pianoforte ‘moderno’ coniugato con la musica ‘classica’.

Alla dipartita del fondatore nel 1871, l’eredità di Steinway fu raccolta dai figli che portarono avanti l’industria di famiglia con risultati sempre più soddisfacenti.

Nel 1880 arrivò il momento di (es)portare la “Steinway & Sons”, la cui fama cresceva di giorno in giorno, anche al di fuori dei confini americani: C.F. Theodore e William Steinway fondarono una filiale ad Amburgo, che oltre a quella di New York è tutt’oggi ancora l’unica filiale di produzione, destinata a rifornire l’altra metà del mondo.

Il sogno di Steinway così si era pienamente realizzato,e i suoi discendenti hanno perpetuato la tradizione fino ai giorni nostri, in tutto il suo splendore.

Non è un caso che al giorno d’oggi non esista praticamente sala da concerto su cui il prodotto della Steinway non abbia posato le sue gambe, e non esiste pianista al mondo che resista al suo indiscutibile fascino. Parola di musicista!

Gentilissimo Steinway, sono entusiasta all’idea di utilizzare i suoi pianoforti per i miei concerti: li ritengo perfetti da tutti i punti di vista

scriveva Sergej Rachmaninov, uno dei maggiori pianisti che ha visto la storia della musica, ma costui non fu il solo a omaggiare con una dedica il virtuoso prodotto della fabbrica.  Non solo passò il vaglio di strumentisti noti per la loro intransigenza come Toscanini o Michelangeli, ma continua a riscuotere consensi anche tra i musicisti più giovani e impetuosi, come Trifonov. Le sorelle Labèque gli hanno giurato amore eterno, la Argerich non smette di alludere alla magia che le sue sonorità producono e Rossini ai tempi lo ha poeticamente definito

grande come il tuono e la tempesta, dolce come il fluttuare di un usignolo in una notte di primavera”.

Ma Steinway non è solo sinonimo di eccellenza, qualità sonora senza precedenti e altissima professionalità. Non dobbiamo dimenticare che il pianoforte, già per le sue dimensioni e per le sue doti canore, è anche puro charme. Lo ritroviamo sulle più altolocate sale a pavoneggiarsi tra la folla come un vanitoso esteta, sempre pronto a indossare nuovi look creati ad hoc per sfoggiarli pubblicamente ogni volta che gli si presenti l’occasione. Oltre infatti alla possibilità di personalizzare lo strumento, questa sua bramosia di vestire sempre nuovi abiti si è concretizzata nelle “limited edition” previste dalla fabbrica: stilisti, designer, grandi firme da tutto il mondo hanno dato all’aspetto di questo già principesco strumento quel tocco in più.

Abbiamo lo splendido pianoforte realizzato per il 165° anniversario; la serie bianca “Imagine” dedicata a John Lennon; il “Picture at an exhibition” omaggio non solo alla titanica suite mussorgskijana ma più in generale alla musica russa; l’ “Heliconia” realizzato da Lalique, noto produttore di cristalli francese; il “Fibonacci” che riflette con la sua perfezione geometrica l’armonia sonora, il preziosissimo “Armonia”, arricchito dagli storici bronzi Baldi; la “Sunburst collection” dai colori luminosi che ricordano quelli della chitarra della rock star Jimi Hendrix; lo ‘stiloso’ pianoforte disegnato da Karl Lagerfield; il “Rhapsody Piano” di quel “blue” ipnotico che ci riporta nella New York di Gershwin, solo per citarne alcuni.

Ma non è tutto. La grandezza di un’azienda sta anche nello stare al passo con i tempi, e la “Steinway & Sons” non si è di certo fatta trovare impreparata davanti a un mondo odierno in cui la multimedialità e la tecnologia la fanno da padrone. L’ultimissimo prodotto della “factory” riesce a creare una magia davvero fiabesca, connubio tra passato e presente: Spirio.

Si tratta di una linea di autopiani “ad alta risoluzione”: grazie alla presenza di alcuni solenoidi (dei fili conduttori) e un’app per iPad, il pianoforte verrà animato e suonerà da solo come per incanto. Un’esperienza musicale che non conosce eguali e che è destinata a cambiare la percezione musicale, nonché primo capitolo di una nuova storia ancora tutta da raccontare. Un pianoforte quindi che “parla da sé”, che fa parlare di sè e di cui non si smetterà mai di parlare (o scrivere in questo caso).

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *