La fiaba candita dello Schiaccianoci

Secondo antiche credenze la notte della vigilia è il momento in cui si sprigiona tutta la magia del Natale, un attimo in cui tutto ciò che c’è di più impensabile può accadere: al rintocco della mezzanotte i folletti cominciano a popolare i boschi, gli animali inziano a parlare e perfino un banale schiaccianoci può prendere vita e trasportarci in un’avventura fiabesca tra sogno e realtà.
Personaggio dell’originario racconto di Ernst Theodor Amadeus Hoffmann Nussknacker und Mausekönig del 1816, conosciamo bene le peripezie di questo celeberrimo soldatino e la favola di cui è protagonista: passando attraverso la penna di Alexandre Dumas da cui ne uscirà ingentilito e ammorbidito nelle forme approderà poi nel 1892 sulla scena teatrale nello spettacolare balletto coreografato da Marius Petipa che lo ha consacrato e reso definitivamente famoso in ogni dove: Lo Schiaccianoci (in russo Ščelkunčik) musicato da Pëtr Il’ič Čajkovskij.
Terzo balletto in ordine di creazione del compositore russo, grande amante del Natale, il suo fascino risiede in un sentimento di magico e di fatato legato al sogno e al ritorno, a un sentire ingenuo che accomuna ognuno di noi in questo speciale periodo dell’anno, in cui ci sembra rivivere l’atmosfera esaltante della nostalgica infanzia fiabesca.
La storia è sicuramente accattivante e ben costruita, ma la musica con cui Čajkovskij ha vestito il testo letterario è sicuramente una delle più sublimi che siano mai state concepite per un balletto. Benché inizialmente la critica non sia stata benevola con quest’opera, oggi si ritiene giustamente che essa sia invece ai vertici della produzione ballettistica russa proprio per la molteplice modernità dei temi in essa evocati in un perfetto intreccio tra libretto, coreografia e musica.
Innumerevoli sono i temi che restano nella memoria provenienti dalla penna di Čajkovskij che aveva una strabiliante facilità di invenzione melodica come pochi nella storia della musica così come suggestive sono le continue invenzioni timbriche: se nei grandi balli e nelle scene-tableaux il racconto assume connotazioni di alto respiro, fitte di mistero sono invece altre circostanze come le apparizioni degli automi-giocattolo del mago-inventore Drosselmayer; brillanti infine i pezzi di colore nel divertissement dove finemente vengono recepiti temi e inflessioni popolari.
Una fusione vorticante in due atti di giocattoli che si animano, fiocchi di neve che danzano, castelli di marzapane, monti di zucchero, Lo Schiaccianoci è un vero e proprio “panettone” candito con le tradizioni popolari e le leccornie più disparate. Non è un caso che l’opera sia un coacervo di rimandi a dolciumi di ogni tipo oltre che di differenti provenienze; le ragioni sono da ricercare nella consolidata e onnipresente tradizione.
In Russia infatti all’epoca di Čajkovskij il periodo di Natale era uno dei più attesi, perché adulti e bambini avevano più occasioni per gustare tante delizie come non mai.
Ecco spiegata dunque la cosiddetta Danza spagnola che altro non è se non un omaggio al Cioccolato, la Danza araba dedicata al Caffè, la Danza cinese al Tè, per concludere con la Danza degli zufoli e il Trepak nella quale piroettano i bastoncini di zucchero, altrettanti dolci caratteristici russi che si lanciano in una danza cosacca.
Dulcis in fundo la Fata Confetto che in realtà si chiama Sugar Plum Fairy ovvero la Fata Prugna Zuccherata. E’ lei che più di tutti gli altri rappresenta un richiamo alla tradizione dolciaria, trait d’union di culture diverse: dolce molto utilizzato durante le feste natalizie sia in Russia che nel resto d’Europa, le Prugne Zuccherate venivano preparate anche nell’Inghilterra vittoriana, avvolgendo il frutto più e più volte con lo zucchero, aspettando che questo si asciugasse prima di ripetere l’operazione. Si aveva l’abitudine poi di appendere queste prugne zuccherate sull’albero di Natale e di gustarle in compagnia durante le feste.
Non ci resta altro da fare quindi che immergerci anche noi in questo clima fiabesco, romantico, così squisitamente dolce e assaporarne ogni momento e ogni sua sfumatura che sia di gusto o squisitamente sonora.

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