Le due Facce dell’Arte 🎭

“Sono tempi duri per i sognatori”. Ma in generale diciamo che questi sono tempi duri un po’ per tutti. Infatti, da qualsiasi parte la si guardi, l’emergenza COVID-19 ha travolto e sconvolto completamente il nostro modus vivendi e purtroppo ha messo in ginocchio il mondo da molteplici punti di vista: politicamente, economicamente, culturalmente.
All’inizio percepivamo il pericolo del contagio come un’ipotesi molto remota, quasi surreale. Poi le nostre solidissime certezze si sono improvvisamente polverizzate alla notizia dei primi contagi nel nostro Paese. In brevissimo tempo è subentrata la rabbia, la paura e soprattutto l’impotenza a cui si è cercato fin da subito di porre rimedio rivolgendoci in primis all’arte e alla cultura per risollevare gli animi.
La verità però è che chiamando in causa il settore artistico ci siamo ritrovati a fare i conti con una medaglia e le sue due opposte facce.
Da una parte una “testa” che ha cercato di rimanere alta, che si è eretta sopra tutto e tutti per dissipare, al meglio delle sue possibilità, lo sconforto che ha fatto seguito al lockdown. A cominciare dalle amatoriali performance canore che hanno accompagnato i nostri primi giorni costretti in casa, sono state moltissime le attività promosse da musei ed enti culturali di varia natura che hanno messo in campo le loro competenze e le loro risorse per tutti: musei social, online e virtual tour; biblioteche online; film in streaming e cineteche online; risorse per progetti fai-da-te; esercizi filosofici; podcast ecc. Non solo, ma anche tanto teatro, musica, letteratura.
La comunità artistica, particolarmente colpita dal lockdown globale, non si è persa d’animo. Il mondo della cultura al panico inziale ha saputo reagire prontamente e si è subito adattata alle nuove misure reinventandosi grazie al digitale. Sospesa la programmazione di festival, tour e concerti, gli artisti hanno iniziato da subito a esibirsi in diretta streaming dalle proprie case, salotti o camere da letto; per brevi intervalli o interi show dal vivo; per solidarietà o divertimento.
Esiste tuttavia anche l’altra faccia della medaglia, come dicevamo, quella che si tende a nascondere, a minimizzare, quella “croce” che pesa, grava sull’arte già da prima della pandemia e che in un momento di crisi di tale portata è tornata violentemente in superficie.
E’ una realtà: all’entusiasmo generalizzato inziale per la possibilità di prendere parte online a tour virtuali per i musei o di ascoltare concerti comodamente seduti sul divano di casa, fa da contraccolpo la “quarantena” in cui è stato relegato un settore già da molto prima dello scoppio dell’emergenza sanitaria nazionale.
Se l’arte è immune alla pandemia, lo stesso non si può dire dell’industria culturale piegata, ad esempio, dai tour mancati e dalle uscite posticipate che non possono essere compensati dalle pur nobili iniziative online.
La musica è forse uno dei settori che più ha risentito delle barriere alzate per evitare il contagio. Intorno ai live infatti ruota un’economia complessa, ben strutturata ma estremamente fragile. Gli attori coinvolti sono molti e per tutti loro non ci saranno guadagni per un periodo che nessuno ha idea di quando finirà, ma che di giorno in giorno sembra doversi prolungare indefinitamente.
All’accorata preghiera che il contagio si arresti quanto prima, che il nostro Paese venga curato e finalmente sanificato estirpando una volta per tutte questo male, aggiungerei la ferrea volontà di fermare anche una volta per tutte questo sistema “malato” che invece di curare l’arte continua imperterrito costantemente a depauperarla.
L’imposizione governativa di rimanere in casa obbligatoriamente e forzatamente è stata sicuramente fonte di stress per tutti. Ma abituati come siamo ai nostri ritmi frenetici giornalieri, un momento di pausa e di riflessione può certamente essere stato utile: un tacito invito rivolto a ognuno di noi che ci ha portato a rivedere le nostre priorità, a riconsiderare alcune questioni e a riflettere su di nuove. Soprattutto in un momento come questo ci saremmo tutti dovuti rendere conto di quanto la bellezza, la cultura, l’arte rappresentino le nostre ancore di salvezza, colorando di suoni, luci e colori le nostre bige giornate di reclusione.
L’arte e la cultura continuano a essere il motore immobile dell’economia italiana e a tenere in vita questo motore concorrono persone che da tutta la vita portano avanti una missione: non possono salvare le vite degli altri ma possono di certo renderle migliori.
La cultura ha una duplice valenza che non può essere trascurata: quella più strettamente economica, dato il rilevante numero di lavoratori in esso coinvolti e che vanno ad alimentare più o meno direttamente anche l’importante filiera italiana del turismo; ma anche e soprattutto occorre non dimenticare mai la valenza identitaria della cultura e dello spettacolo: ricerca, consapevolezza e creatività di oggi sono le radici su cui far crescere le generazioni che saremo domani.
Nonostante tutto ciò, la cultura resta sempre all’ultimo posto.
Avviene già in tempi normali ma la tendenza si aggrava in questo momento di criticità, di fronte a urgenze pressanti e restrizioni obbligatorie. Se parliamo di priorità è fuori discussione che temi quali salute, trasporti e produzione necessitino di primaria attenzione. Ma l’esperienza che stiamo vivendo in questi giorni ci mostra quanto l’espressione artistica sia nondimeno fondamento e alimento del vivere quotidiano di ciascuno.
Proprio in questo periodo di distanziamento sociale le persone hanno bisogno, nello smarrimento totale, di sentirsi in contatto con una matrice interiore che gli restituisca forza e speranza, che li aiuti a credere in una bellezza e in un’armonia ancora possibili. Possiamo quindi dire che la musica – e la cultura più in generale – si pongono come elementi rigeneratori essenziali.
L’augurio è quindi quello di rivalutare, riconsiderare tutto a cominciare da noi stessi, temprati da questa esperienza e consapevoli che i cambiamenti non sempre (non tutti) vengono per nuocere. Una cosa è certa: da questa situazione ne usciremo tutti, chi più chi meno, inevitabilmente cambiati.
«Quando la tempesta sarà finita, probabilmente non saprai neanche tu come hai fatto ad attraversarla e a uscirne vivo. Anzi, non sarai neanche sicuro se sia finita per davvero. Ma su un punto non c’è dubbio. Ed è che tu, uscito da quel vento, non sarai lo stesso che vi è entrato».

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