Un dottorato alienante – Episodio 1

<<È un fatto importante, ancorché comunemente noto, che le apparenze molto spesso ingannano. Per esempio, sul pianeta terra, l’uomo ha sempre pensato di essere la specie più intelligente del pianeta, quando invece è la terza>>.

Il professore era appena entrato in aula e senza neanche presentarsi aveva pronunciato queste due frasi, soppesando ogni parola e scrutando attentamente il suo piccolo pubblico composto da sei studenti, i vincitori della borsa di studio per il Dottorato di Ricerca in Fisica e Astronomia dell’Università di Padova.

La selezione era stata estremamente dura, ma Elena, dopo aver trascorso notti insonni e compiuto immensi sacrifici, ce l’aveva finalmente fatta e stava per coronare il suo più grande sogno.

In molti avevano tentato di dissuaderla dall’intraprendere quel percorso, per le ragioni più disparate.

La madre non aveva mai visto di buon occhio la scelta del corso di laurea in Astronomia. Era ossessionata dalle statistiche sulla condizione occupazionale dei laureati, e quella facoltà sembrava non promettere nulla di buono in tal senso.

Il padre si era sempre detto felice che Elena seguisse le proprie passioni, ma era visibilmente deluso del fatto che la figlia non sedesse alla scrivania accanto alla propria nel prestigioso studio legale Falivo&Partners, da lui stesso fondato.

Quella scrivania era ora occupata dall’ormai ex fidanzato di Elena.

Nemmeno lui aveva mai voluto veramente comprendere il fascino che l’astronomia esercitava su di Elena, e ora che lei si era trasferita da Roma a Padova aveva anche smesso di far finta di provarci.

I colleghi e i docenti dell’università si erano limitati a storcere il naso quando avevano appreso del suo progetto di conseguire quel dottorato in quella università, soprattutto con quel professore.

Infatti il professor Valerio Santini, che dopo aver osservato compiaciuto le facce spaesate dei suoi sei dottorandi stava finalmente scrivendo sulla lavagna il proprio nome, email ed orario di ricevimento, godeva di una pessima fama nel mondo accademico.

Si diceva che un tempo fosse il ricercatore migliore del suo campo, ma che in seguito ad uno studio che aveva condotto in un’università parigina i cui risultati non erano mai stati pubblicati, avesse perso completamente la testa.

Il professore sosteneva di aver trovato tracce dell’esistenza di ben due specie molto più intelligenti ed avanzate dell’uomo.

Per la maggior parte dei colleghi si trattava di affermazioni prive di fondamento e, cosa ancora più grave, pericolose.

Una sparuta minoranza era affascinata dalle teorie del professore e aveva approfondito la questione ipotizzando l’esistenza di pianeti sconosciuti, lontani da noi centinaia e centinaia di anni luce, in cui si erano potute formare queste specie.

Ma le sue ricerche si erano spinte oltre, ed era arrivato ad affermare che queste specie non vivessero sparse per la via Lattea, ma proprio insieme a noi, sulla Terra.

A seguito di questa ulteriore provocazione, come era stata definita dal consiglio accademico, il rettore gli aveva annunciato che quello sarebbe stato il suo ultimo semestre presso l’ateneo, a meno che non avesse finalmente provato quanto diceva.

La verità era che il professor Santini aveva meno di sei mesi di tempo.

Una settimana prima gli era stato diagnosticato un tumore inoperabile al pancreas e aveva un’aspettativa di vita di soli tre mesi.

Aveva dunque tre mesi per dimostrare ciò che aveva scoperto, e sperava che quei sei ragazzi lo avrebbero aiutato.

 

Scritto da Polipo Rosa

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