Un dottorato alienante – Episodio 2

«Benvenuti all’Università di Padova», disse il professor Santini indicando la lavagna. «Questo è il mio nome, che probabilmente conoscete già. Quella con la chiocciola è la mia e-mail, che vi prego di non utilizzare mai, è sorvegliata dal rettore. Il numero a dieci cifre è il mio cellulare; idem, è sotto controllo dai servizi segreti. “Mer” è il mio giorno di ricevimento, ovvero il mercoledì, ma non vi servirà.»

Il professore prese la sua borsa di pelle e tirò fuori un sigaro, lo accese incurante delle più basilari regole universitarie e tornò a scrutare gli studenti. Elena abbassò lo sguardo, pervasa da un misto di reverenza, curiosità ed inquietudine.

«Come sapete, se siete qui è perché vi ho scelti personalmente», continuò il professore, «le migliori menti delle università italiane.» Scoppiò in una secca risata. «In realtà siete gli unici ad esservi presentati. Qualcuno potrebbe dire che avete avuto coraggio. Beh, il coraggio non vi manca di sicuro, se avete scelto di gettare alle ortiche le vostre brillanti carriere accademiche per darmi corda. O forse si tratta di incoscienza e stupidità?».

Elena rimase stordita da quell’incipit. Stava succedendo veramente? Una vita di studio e delusioni familiari per sentirsi dire questo?

Il professor Santini fece un tiro di sigaro, poi tornò al suo zaino e ne estrasse una lattina di Red Bull. Bevve due sorsi strizzando gli occhi per il disgusto. Continuò: «L’astronomia… beh, cos’è l’astronomia? Lo studio degli astri, direte voi. Corretto, non ci vogliono cinque ragazzi prodigio e una discreta mente femminile per dirlo.»

Elena impiegò qualche secondo per realizzare che era l’unica ragazza presente in aula.

«E allora perché io, astronomo, ho scoperto forme di vita sconosciute? Davvero, dopo una vita spesa dietro ai telescopi scrutando il cielo, vincerò il Nobel grazie alle “Cose” che vivono sotto terra? Non che sia in cattiva compagnia, eh. Bertrand Russel: logico-matematico e premio Nobel per letteratura. John Nash, logico con un Nobel per l’economia. Mi ci vedi a Stoccolma, tutto in ghingheri, mentre ritiro il premio, cara Elena Falivo?»

A sentirsi nominare Elena ebbe un sussulto, a stento trattenne un gridolino. Poi il suo cervello elaborò ciò che le orecchie avevano sentito. Le “Cose” vivevano sotto terra? Davvero? Questo dettaglio non era contenuto in nessuno dei paper fatti circolare sottobanco dal professor Santini, e che lei aveva studiato e ristudiato fino allo sfinimento. Conosceva a menadito tutti i dati relativi alle prove dell’esistenza delle “Cose”: le tabelle e le equazioni teoriche, le prove meteorologiche e quelle atmosferiche (da cui il professore aveva dedotto che le “Cose” appartenevano a due specie diverse), la tanto derisa “prova ontologica”  e quella basata sulla scommessa di Pascal. Ma del “sottoterra” non aveva mai fatto menzione, nemmeno nel deep web. E se egli comunicava quella notizia così, senza troppo peso, chissà quante altre novità aveva in serbo.

«No, sicuramente morirò prima.» La voce rauca del professor Santini distolse Elena dal suo vortice di pensieri. «Dopo il Nobel mi dedicheranno libri, una pagina Wikipedia e un paio di documentari su Netflix, ma non sarò lì a godermeli. Pazienza: mi accontenterò di immaginare il rettore mentre si contorce per la rabbia, pieno di bile, umiliato dagli scienziati di tutto il mondo. La sua stupidità e la sua doppiezza saranno derise come meritano, dopo anni di prese in giro per il mio lavoro.» Il professor buttò giù un paio di sorsi e fece altrettanti tiri di sigaro.

«Ma perché questo sia possibile,» continuò, «mi serve un compagno fidato, disposto a scendere la Scalinata Nera con me. Potremmo lasciarci le penne, è chiaro. E non che faccia molta differenza per me, visto che mi rimangono tre mesi.»

Le notizie più assurde si susseguivano ad un ritmo tale che ormai Elena non si stupiva più. La Scalinata Nera? Tre mesi di vita? Ma di cosa stava parlando?

Il professor Santini proseguì: «D’altra parte non abbiamo alternative. Un viaggio del genere si dovrebbe pianificare con calma e raziocinio, ma i miei giorni sono al termine, e la mia unica possibilità è riuscire a riportare un paio di “Cose qui”, nel mondo degli umani. Solo così mi crederanno. Ovviamente, l’unica possibilità che abbiamo di non essere squartati dopo cinque minuti è presentarci in due. Sapete la sacralità che ha il duale per le “Cose”, non c’è bisogno di specificarvelo. Ordunque, fatevi una chiacchierata e scegliete chi di voi mi accompagnerà. L’aspetto dopodomani alla Stazione, davanti Voglia di Pizza.»

Il professore raccolse le sue cose ed uscì dall’aula. Elena rimase a fissare il vuoto a bocca aperta.

 

scritto da Coccodrillo Satanico

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