Un dottorato alienante – Episodio 6

«Dovete allontanarvi, abbandonare la montagna» proseguì la voce, «la Suprema Entità delle Cose ha cambiato idea, non vuole più concludere l’accordo previsto. Allontanatevi se non volete finire sull’altare sacrificale al posto del caprone.»

Basiti ed impauriti, il professore e i due ragazzi cominciarono ad indietreggiare, alla ricerca di un riparo. Si rifugiarono in una sorta di conca rocciosa, dove un tempo doveva esserci stato un lago.

Elena era sempre più confusa, ne aveva abbastanza di tutta quella segretezza. Voleva sapere la verità una volta per tutte. Si fece coraggio, e facendo appello a tutta la sicurezza che possedeva si rivolse al professore in modo perentorio. «Ora basta» disse, «dovete dirmi cosa sta succedendo». Ma non appena finì di pronunciare tali parole, si rese conto che Santini era disteso a terra, quasi privo di coscienza.

«Dannazione», imprecò la ragazza, e rivolgendosi a Keme: «L’ultima cosa che voglio è rimanere bloccata in cima ad un vulcano per il resto dei miei giorni. Diamoci una mossa.»

Prese dalla tasca una bustina di biscotti, che portava sempre con sè a causa dei suoi problemi di pressione bassa. Fece bere dalla borraccia il professore e poi gli passò un biscotto, che contribuì a ridestarlo.

«Professore, l’ho seguita fin qui senza fare domande, mi sono fidata di lei nonostante tutto, ma ora me lo deve, deve darmi una spiegazione, altrimenti non so come portarla via da questo luogo. Non possiamo morire qui».

Il professore emise un lungo respiro, si appoggiò alla parete rocciosa e disse “Va bene, ti dirò tutto, ma devi promettermi che andrai fino in fondo a questa faccenda. Ho impiegato anni ad ottenere la fiducia della Suprema Entità delle Cose, era tutto pronto per l’esperimento. Non può saltare tutto all’ultimo senza un valido motivo.»

«La maggior parte della gente crede che gli alieni non siano mai stati sulla Terra, e il più delle volte vengono immaginati come omini verdi con le antenne. Ma non è affatto così. Forme di vita aliena coabitano con noi da secoli, stando bene attente a rimanere appartate e nell’ombra. Hanno scelto come dimora il vulcano Bagana, che con il tempo ha assunto per loro una potente sacralità. Tali forme aliene, che ho definito “Cose” dal momento che nessuno sa effettivamente che aspetto abbiano, si sono messe in contatto con me qualche anno fa, dopo essere venute a conoscenza dei miei studi circa forme di vita non umane sulla Terra. Abbiamo fatto un accordo. Mi hanno offerto la possibilità di prelevare un campione delle loro cellule, così da portare avanti i miei studi.»

«Ma è fantastico!» commentò Elena in preda all’entusiasmo. «Con una scoperta del genere il Nobel è assicurato!»

La studentessa già si vedeva con il premio tra le mani, a coronare il suo sogno di una vita, dimostrando finalmente ai genitori che avevano avuto torto, che non avevano mai capito nulla della loro bambina e delle sue potenzialità.

Poi però il suo volto si oscurò, l’entusiasmo svanì e un terribile timore prese il suo posto.

«Dunque…cosa vogliono in cambio le Cose da lei?”

Santini sogghignò, tra un colpo di tosse e un altro. «Ancora non ci sei arrivata? Pensaci bene…Il Duale…L’uomo e la donna, Adamo ed Eva…Tu, Elena Falivo, e Keme.»

Una terribile angoscia si impossessò di lei.

Dopo secoli di isolamento, le Cose volevano finalmente avviare il loro più grande esperimento: mescolarsi con la specie umana. Per farlo avevano necessariamente bisogno di un uomo e una donna, perchè sapevano che era così che gli uomini portavano avanti la loro specie.

Il professor Santini non si era fatto scrupoli, finalmente aveva trovato le persone giuste da incastrare in questo folle e spettacolare esperimento. Era ad un passo dalla vittoria quando le Cose si erano tirate indietro senza spiegazioni, in tono minaccioso.

Ora una grande disperazione si stava impossessando di quest’uomo, che per una vita intera non aveva fatto altro che dedicarsi esclusivamente alle sue ricerche scientifiche, trascurando tutto il resto.

 

scritto da Cincillà Vanitoso

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