Un dottorato alienante – Episodio 10 – Finale

Uno smisurato numero di chilometri più in basso di dove Keme tirava un sospiro di sollievo, due Cose guardavano con assoluta disapprovazione una terza consimile: un ipotetico osservatore umano non avrebbe visto null’altro nel terzetto che tre macchie lattiginose una di fianco all’altra, ma per un’altra Cosa, la situazione sarebbe stata molto chiara: qualcuno era in grossi guai.

«Bravo. Bravo davvero Skhbhdyj!»

Diceva acidula la macchia più densa, vibrando come un budino d’avena.

Il bersaglio di tanta acrimonia era la macchia iridescente nel centro,

Skhbhdyj, risolta ormai la necessità di comunicare con gli umani, si risparmiava lo sforzo di darsi profili umanoidi, ed era tornato nel frattempo alla sua forma naturale,  assolutamente inafferrabile. Mentre veniva sgridato, faceva lo gnorri guardando in giro con i suoi non-occhi onnidiffusi sul suo corpo non-corpo, girando per aria il pugnale sottratto a Santini.

«Quokkish non metterti a bollire…»

La terza Cosa aveva una vocina asfittica e ogni tanto tentava di fare da paciere tra gli altri due.

Quokkish imperterrito continuava a torchiare Skhbhdyj, che stava diventando di tutte quante le sfumature del viola, come una palla da discoteca.

«Ma insomma altri cinque sversek (cinquecento anni umani), che vi cambiano altri cinque svervek!»

Skhbhdyj trovò alla fine il coraggio di dire, lampeggiando tenuemente:

«Solo un altro pochino, io mi sto divertendo, è stato divertente pensare a come fargli venire voglia di arrivare fino a noi, non possiamo farlo finire portando a termine l’ibridazione, dai!»

Un istante dopo dovette appiattirsi per terra perchè Quokkish, spalancandosi a metà come il Mar Rosso, aveva appena tentato di inghiottirselo con rabbia in un boccone poltiglioso.

«Ma tu sei tutto scemo! Io ho una famiglia, un lavoro, un mutuo!» Ora Quokkish stava bollendo sul serio, e Shisshis, la terza Cosa, si allontanava lemme lemme sconfitto.

«Pensa a come ti sei divertito  a trovare un modo per farli scendere dagli alberi, Quokkish! Il senso della religiosità e dell’adorazione per i posti che andavano verso il cielo è stata una trovata geniale, geniale per fare in modo che volessero venire ad esplorare il vulcano per architettare i primi incontri»

«Non adularmi maledetto!»

«E’ stato… è stato un capolavoro come sei riuscito a ispirargli quella cosa che dovevano sacrificare qualcuno  per  non fare eruttare il vulcano portandocelo qua sopra, così prima o poi  ci davano sia il  maschio che la femmina, tutto… tutto veramente bellissimo,  non vorresti farlo ancora?

«CERTO CHE ERA UN CAPOLAVORO E TU L’HAI ROVINATO PROPRIO COME ADESSO PERCHE’ VOLEVI ANCORA GIOCARE!» A questo punto Quokkissh stava rotolando dietro a Skhbhdyj per tutta la caldera, e Skhbdyj fischiava di terrore.

«Duemila anni, duemila anni umani ci abbiamo messo a farli tornare sul Vulcano dopo la prima volta che li hai spaventati così!  Abbiamo dovuto aspettare che si chiudesse il ciclo della superstizione, che era andato così bene, maledetto, e iniziasse quello della scienza! Cent’anni di calcoli per far nascere lo scienziato giusto!»

Shisshis, mentre gli altri due erano impegnati tra loro, si mise a sbrigare le incombenze pratiche, tingendosi di una triste colorazione verde moccio, pronto a far ripartire tutto il processo.

Quokkish era fuori di sè ed urlava in “Cosese” «Io non lo rifaccio tutto da capo, io non ci rimango ancora bloccato qui ad ammazzarmi di pizzichi ad aspettare che questi maturino di nuovo una motivazione viscerale per venire quassù e si offrano, come è necessario offrano per compiere l’ibridazione! Io non me lo rifaccio il c-…»

«Linguaggio  Quokkish!!» Shisshis  s’indignò.

Approfittando della distrazione di Quokkish, Skhbhdyj scappò a rintanarsi sotto alla pirami-nave, il  vascello in metallo ultraterreno che le Cose avevano usato ere geologiche prima per atterrare sulla terra e attorno a cui si era creato il vulcano.

Quokkish lentamente ritrovò la calma, si rimise insieme, compattato e fermo, e si girò.

«Quokkish non essere così duro con lui, dai.. Lo sai che non si è mai ripreso dal divorzio» Cominciò Shisshis «Anche tu non vorresti tornare a casa se non avessi niente ad aspettarti. Una vacanzina un po’ più prolungata lontano dai ragazzi farà bene anche a te, via.  Dai vatti a fare una passeggiata, vai a guardarti l’Aurora Boreale che mi dici sempre che ti ricorda casa, io intanto qua faccio partire il risveglio Vulcano, questa copertura ormai è troppo vecchia, stavolta magari cerca di ascoltare di più i suggerimenti di Skhbhdyj quando te li dà, così si diverte, rimane soddisfatto e non fa più brutti scherzi per fare un altro giro eh?»

Quokkish, comunque poco felice, si allontanò brontolando, lanciò un’occhiata assassina a Skhbhdyj rintanato sotto l’astronave, si appallottolò e si proiettò fuori dal vulcano, per andare a sbollire in santa pace.

Keme non aveva nemmeno finito di espirare il suo respiro di sollievo, Elena non aveva nemmeno avuto il tempo di chiedere “Che ci fai qui?” a Giacomo…che la terra sotto i loro piedi tremava. Santini rinvenne. Si guardarono tutti quanti un istante, fermi sul cratere del vulcano che minacciava di inghiottirseli da un momento all’altro. Un battito di ciglia dopo invece, si ritrovarono al polo sud, completamente fradici di una strana poltiglia bianca che come se fosse senziente tentava di ricomporsi tutta in un punto, facendo degli strani rumori estremamente affini al suono di una nutrita sequela di parolacce.

I nostri eroi si erano accidentalmente trovati sulla traiettoria di proiezione di Quokkish, che proiettandosi fuori dal vulcano…. aveva finito con incollarseli e trasportarli in un fanta secondo lontani dal Vulcano,che esplodeva.

scritto da Coccinella Euforica

 

Ed eccoci giunti alla fine della nostra storia, caro lettore.

“Alla fine della storia?” ti domanderai con stupore. Proprio così.

Nonostante la complessità e l’apparente insolubilità della vicenda, tutto ciò che accadde in seguito ai nostri eroi fu molto più semplice del previsto.

Spesso infatti impieghiamo più tempo a ingarbugliare e a ingigantire le questioni di quanto non facciamo per risolverle.

Fu così che dopo millenni di ricerche, studi, manipolazioni dell’umanità da parte delle Cose, la sorte del pianeta Terra si risolse in meno di un’ora.

Suppongo che ora tu sia confuso quanto me, caro lettore. Non è stato facile narrare questa storia nemmeno per la sottoscritta, scrittrice professionista. Sono certa che ora mi rinfaccerai delle incongruenze, dei vuoti di trama, delle mancanze elementari. Ma non è forse così la vita stessa? Incongruente, incredibile, misteriosa?

Tralasciamo le riflessioni filosofiche e andiamo avanti, so che non vedi l’ora di sapere cosa accadde dopo l’esplosione del vulcano.

 

Nessuno sa di preciso cosa successe in quel breve momento in cui Santini, Elena e Giacomo si ritrovarono al Polo Nord faccia a faccia con Quokkish, una Cosa molliccia e piuttosto alterata, elemento che ci fa subito constatare che sì, anche le Cose hanno dei sentimenti.

Tutto ciò che sappiamo è che il professore e i due ragazzi furono portati indietro da Quokkish, mosso da grande pietà nel vedere gli effetti gravosi che lo sbalzo climatico aveva prodotto sugli esseri umani, come riferì la Cosa stessa alla stampa.

Pochi minuti dopo l’esplosione e il viaggio al Polo, Elena, Santini e Giacomo si trovavano all’interno del vulcano, ricoverati e al tempo stesso studiati dagli alieni.

Rimasero lì dentro per pochi minuti, ma che per le Cose furono anni, avendo una percezione temporale differente dalla nostra. Quei pochi minuti infatti bastarono loro per completare gli studi sul corpo e la mente umana, incrementando ancora di più il loro sapere e la loro intelligenza.

 

Fu straordinario come, nel momento in cui presso il vulcano accorsero scienziati, astronomi e giornalisti da ogni parte del mondo, le Cose avevano già prodotto un archivio di conoscenza che anni dopo sarebbe stato funzionale alla colonizzazione della via Lattea da parte dei Falivoshi, specie vivente nata dall’incrocio tra le Cose e gli umani.

Come si era premurato fin dall’inizio Santini, il piano segreto era rimasto tale, ma non era così circoscritto e limitato a lui come pensavano Elena e gli altri studenti, bensì coinvolgeva scienziati e giornalisti di tutto il mondo, accuratamente protetti dalle autorità nazionali.

Una fitta rete di specialisti si estendeva sulla Terra e seguiva silenziosamente i passi di Santini.

Tutto ciò che accadde in seguito all’incontro ravvicinato tra questi uomini e le Cose fu storia. Nessuna battaglia all’ultimo sangue, nessuna lotta tra specie, ma soltanto un grande, emozionante, inenarrabile abbraccio reciproco. Guardandosi negli occhi, uomini e Cose avevano subito compreso di essere indissolubilmente destinati a fare qualcosa di incredibile.

Non ci furono costrizioni, esortazioni o rapimenti: furono Giacomo ed Elena stessi a farsi avanti, i nostri Adamo ed Eva. Da loro nacque la stirpe dei Falivoshi, la nostra stirpe, caro lettore, ed è soltanto grazie a loro se oggi possiamo godere di questo meraviglioso pianeta nel quale viviamo.

 

“Ma che fine fece Santini?” Ti starai chiedendo sicuramente. Fu sorprendente come guarì dopo il ricovero nel vulcano. Le Cose, grazie alla loro conoscenza, in pochissimo tempo riuscirono a trovare una cura a quel male terribile. Certo, con qualche controindicazione.

Le ultime persone che hanno visto il professore si domandano ancora perchè, bhe, sembrasse così “molliccio”.

Dopo questo formidabile viaggio Santini decise di prendersi una pausa dall’astronomia e dal mondo accademico. Non è una notizia certa ma qualcuno ha affermato di averlo avvistato su una spiaggia delle Bahamas con gli occhiali da sole e una noce di cocco in mano.

In fondo non era mai stato un uomo veramente cattivo. Certo, aveva trascinato i suoi studenti in un viaggio potenzialmente mortale, aveva convinto Keme a spacciarsi per un’altra persona e ad andare in palestra solo per raccogliere informazioni sul suo futuro dottorando, aveva persino fatto rapire la madre e la sorella pur di realizzare il suo sogno scientifico, ma ad oggi noi Falivoshi sappiamo che senza di lui non saremmo qui a raccontare a figli e nipoti le nostre origini.

 

Di Keme si persero completamente le tracce, oggi sappiamo della sua esistenza soltanto grazie alla trasmissione orale e al ritrovamento di una fotografia che lo vede con un paio di occhiali da sole e con una noce di cocco accanto a Santini.

 

E cosa dire di Elena, la nostra Elena. timida ma forte, silenziosa ma estremamente ambiziosa. Inutile dire che coronò il suo sogno più grande, quel Nobel che aveva sempre bramato. I rapporti con i genitori non migliorarono fino a che non ebbero finalmente la possibilità di conoscere i loro nipotini. Certo, rimasero di stucco nello scoprire che a soli 3 mesi riuscivano a risolvere la congettura di Gilbreath e che potevano viaggiare da un continente all’altro semplicemente battendo le palpebre. Ma si sa, per i nonni i nipoti sono sempre i numeri uno.

 

Spiegare come i discendenti di Elena abbiano fatto in poco tempo ad esplorare la via Lattea e a colonizzarla richiederebbe molto altro tempo e almeno un sequel, quindi per ora direi di fermarci qui, mio caro lettore, con la speranza di aver chiarito per quanto possibile le origine della nostra stirpe, il popolo dei Falivoshi.

 

scritto da Cincillà Vanitoso

 

 

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